ALLA SCOPERTA DI FRA GIUSEPPE N.14

Affetto filiale  e devozione tenerissima del Servo di Dio per la Vergine Maria

Vincenzo nutriva un amore singolare e una devozione tenerissima nei confronti della Vergine Maria. Dal giorno della sua conversione non vi fu occasione o scelta importante che egli non ponesse sotto la protezione della  Madre di Dio che, con affetto filiale,  chiamava col dolcissimo nome di “Mamma mia”. Così Vincenzo scriveva nel suo diario:

Il giorno 13 (Febbraro 1883) avendo ricevuto un rimprovero dal professore, perché non sapevo bene la lezione, alla fine della scuola mi raccomandai con viva istanza alla Vergine Santissima affinché Ella, siccome sede della Sapienza, illuminasse la mia debole mente e facesse ch’io più facilmente comprendessi e cacciassi a mente le lezioni. La raccomandazione che feci alla Santissima Vergine produsse il suo effetto, che compresi tanto facilmente la lezione di filosofia che mi posi a piangere per la gioia, e nel mentre piangevo ringraziavo la Santissima Vergine della grazia concessami, e protestavo di volerle essere sempre fedele servo, di volere accrescere ogni giorno sempre più l’amor mio verso di Lei e finalmente la pregavo a volere essere Lei la mia maestra nello studio[1].

In onore di Maria digiunava tutti i sabati e tutte le vigilie delle feste a lei dedicate; portava sempre con sè qualche immagine di Maria e la medaglia miracolosa appesa al collo.

Era grande il fervore che metteva nella preghiera del Rosario, del quale non si stancava mai di meditare i santi misteri, così come ricorda il Rettore Ferrigno nella sua biografia:

Anima benedetta! Quella preghiera era a lui più dolce del favo del miele, sì che la recita, che se ne facea ogni sera in comune dai giovani alunni, non appagava il suo fervore: ma desiderava impiegarvi le lunghe ore in altissima contemplazione. «La recita della Corona, scrive il suo confessore, non lo soddisfaceva, se non quando poteva farla a solo; e allora immergeva tutta l’anima nella contemplazione dei misteri, e ne gustava tutta la bellezza divina, e si distemperava in pianto»[2].

Dagli scritti del Servo di Dio emerge chiaramente questa sua profonda devozione per la Vergine Maria e i suoi propositi di amare, servire ed esserne suo fedele devoto. Riportiamo alcune brevi invocazioni  che il giovane Diliberto compose e che furono trovate dopo la sua morte in un sacchettino di devozioni, che egli  portava sempre con se:

«O mamma mia Maria, io da questo giorno in poi mi consacro a voi in modo speciale, protestando di volere essere tutto vostro e di volere, progredire ogni giorno sempre più nel vostro santo amore».

«Per mezzo vostro, o mamma mia, io spero di farmi santo. Datemi voi, o Maria, la forza che mi è necessaria per potere da oggi in poi seguire Gesù Cristo, patendo per amore di lui qualunque umiliazione e disprezzo, e abnegando alla mia propria volontà».

«O Maria regina degli umili fate che io sia umile di cuore. O Maria mite ed umile di cuore rendete il mio cuore simile al vostro».

«O mamma mia Maria per  l’amore che portate a Gesù impetratemi la grazia di essere mite ed umile di cuore »[3].

Grandi sono la tenerezza e l’affetto per Maria che emergono da questi versi e da tanti altri che egli scrisse.

Sentimenti e devozione che  Vincenzo non mancò occasione di infondere nell’animo di compagni, amici, familiari e di quanti si imbattessero in lui, come del resto era nel suo stile.

Nel prossimo numero tratteremo del  discernimento vocazionale condotto dal Servo di Dio durante gli anni del seminario. Discernimento che lo condusse alla scelta di abbracciare la vita religiosa nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini.

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[1] Ferrigno G. – Cascavilla M. Vita di Vincenzo Diliberto novizio cappuccino. Palermo, Tipografia commerc. Sussurs. F.lli Vena, 1889, pag. 90.
[2] Ivi, pag. 91.
[3] Ivi, pag. 92.

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