EXCURSUS: GAUDETE ET EXSULTATE N.3

Capitolo II
I due sottili nemici della santità

Lo gnosticismo e il pelagianesimo
«In questo quadro, desidero richiamare l’attenzione su due falsificazioni della santità che potrebbero farci sbagliare strada: lo gnosticismo e il pelagianesimo. Sono due eresie sorte nei primi secoli cristiani, ma che continuano ad avere un’allarmante attualità. Anche oggi i cuori di molti cristiani, forse senza esserne consapevoli, si lasciano sedurre da queste proposte ingannevoli. In esse si esprime un immanentismo antropocentrico travestito da verità cattolica. Vediamo queste due forme di sicurezza dottrinale o disciplinare che danno luogo «ad un elitarismo narcisista e autoritario dove, invece di evangelizzare, si analizzano e si classificano gli altri, e invece di facilitare l’accesso alla grazia si consumano le energie nel controllare. In entrambi i casi, né Gesù Cristo né gli altri interessano veramente» (n.35).

Lo gnosticismo attuale4 suppone «una fede rinchiusa nel soggettivismo, dove interessa unicamente una determinata esperienza o una serie di ragionamenti e conoscenze che si ritiene possano confortare e illuminare, ma dove il soggetto in definitiva rimane chiuso nell’immanenza della sua propria ragione o dei suoi sentimenti» (n. 37)

Papa Francesco denuncia i limiti dello gnosticismo attuale: “un mente senza Dio e senza carne” (nn.37- 39); “una dottrina senza mistero (nn.40-42); “i limiti della ragione” (nn.41-46)

Il pelagianesimo attuale 5, figlio dello gnosticismo. «Lo gnosticismo ha dato luogo ad un’altra vecchia eresia, anch’essa oggi presente… infatti, il potere che gli gnostici attribuivano all’intelligenza, alcuni cominciarono ad attribuirlo alla volontà umana, allo sforzo personale. Così sorsero i pelagiani ei semipelagiani. Non era più l’intelligenza ad occupare il posto del mistero e della grazia, ma la volontà» (nn.47-48). Il pelagianesimo sottolinea in maniera esclusiva lo sforzo personale, come se la santità fosse frutto della volontà e non della grazia (cfr. n.49).

I limiti indicati da papa Francesco: “Una volontà senza umiltà” (nn.49-51); “un insegnamento della Chiesa spesso dimenticato” (nn.52-56).

Gli atteggiamenti dei “nuovi pelagiani”: «l’ossessione per la legge, il fascino di esibire conquiste sociali e politiche, l’ostentazione nella cura della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa, la vanagloria legata alla gestione di faccende pratiche, l’attrazione per le dinamiche di auto-aiuto e di realizzazione autoreferenziale» (n.57).

Nel prossimo numero affronteremo il terzo capitolo: “Alla luce del Maestro. Le beatitudini”. (Per leggere il testo integrale dell’Esortazione apostolica: clicca qui)

Fonte: www.diocesisenigallia.it

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